spinner

 

fidget spinner

Non potevamo non provarci…..troppo difficile resistere alla tentazione di fare i fidget spinner con la stampante 3d

spinner

sempre con il flux capacitor di IMMAGINA e CREA

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forse un pò troppo grandi per la mano di un bambino 😉

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cuscinetti per gli spinner presi in “prestito” dai pattini  …

cuscinetti 608 ZZ abec 7

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qualcuno preso sul web da thingiverse  e qualcuno disegnato da noi con google sketchup per provare la stampa multicolore con il flusso di IMMAGINA e CREA

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flux capacitor

FLUX CAPACITOR

 

by IMMAGINA e CREA

Continuiamo i test con flux capacitor,  il flusso a 6 colori di IMMAGINA e CREA. Questa volta ho scelto un oggetto semplice per capire meglio le eventuali irregolarità e problemi.

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Per stampare il vaso ad otto sezioni con il flux capacitor ho usato un altezza di 0,25mm per layer, ho ridotto del 60% su Z le dimensioni dell’altezza e per motivi strettamente legati al tempo di stampa ho usato un infill ridotto al  10%, avendo solo un ora a disposizione per controllare che tutto il processo di stampa funzionasse in maniera ottimale.

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Le foto evidenziano un leggero problema di sovra estrusione e qualche sbavatura in alcuni punti dovuti a mio giudizio a due fattori, Il primo una temperatura di stampa troppo elevata (205°) volutamente impostata così, il secondo causato da un diametro non omogeneo tra i sei diversi tipi di filamenti, due di loro infatti, ad un misurazione successivamente effettuata con un calibro in più punti, hanno evidenziato differenze di 0,5mm in più di diametro rispetto agli altri quattro.

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Direi che sono quasi riuscito ad affinare la procedura di spurgo dei colori suggerita da IMMAGINA e CREA e messa a punto da magokimbra, lo stacco tra un colore e l’altro è netto tranne in un caso che devo ancora migliorare, il passaggio dal nero al rosso nelle ultime sezioni in alto. In effetti il rosso è quasi un “rosso trasparente” e la sua stampa alla prima sezione è perfetta.

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Quella invece stampata dopo un colore più deciso come il nero è rimasta leggermente più scura a causa dei residui del filamento nero.

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Il flux capacitor continua a lavorare bene, senza il minimo imprevisto. Per quanto riguarda il suo utilizzo con il PLA è assolutamente esente da problemi. La qualità della stampa la sto tralasciando al momento e sto ancora usando tutte le impostazioni di default in cura engine. Lavorando ancora sulla velocità e gli spostamenti delle ritrazioni credo di poter ottenere risultati migliori ma mi ritengo già soddisfatto.

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stampante 3d multicolore

stampante 3d multicolore

La stampante 3d multicolore …. con un solo hotend e sei estrusori

stampante 3d multicolore

… certo, l’esempio della foto non è proprio il massimo, ma considerandolo un pò come un test, io mi ritengo soddisfatto. Grazie al flusso canalizzatore di IMMAGINA e CREA e a al firmware MK4duo di magokimbra ho stampato 6 colori diversi durante una unica sessione su più oggetti contemporaneamente utilizzando un solo hotend e 6 estrusori . Vediamo come e cosa ci serve per farlo.

Il flusso canalizzatore a sei vie della foto sotto, è prodotto da IMMAGINA e CREA ed è indispensabile per utilizzare . Si occupa di scambiare fisicamente il filamento prima di farlo arrivare all’hotend .

stampante 3d multicolore
flusso canalizzatore

stampante 3d multicolore

stampante 3d multicolore

Per utilizzare sei colori diversi con un solo hotend ci servono sei estrusori delocalizzati come gli airtripper con trascinatore MK7stampante 3d multicoloreI sei estrusori verranno gestiti dal firmware MK4duo in grado di pilotare una scheda a 8 relè tramite i 2 driver che normalmente sono disponibili sulle schede più comuni per le stampanti 3d.

Il funzionamento apparentemente è molto semplice, si scelgono l colori con cui vogliamo stampare le varie parti del nostro file assegnando il relativo estrusore tramite repetier-host .

stampa 3d multicolore

Nel mio caso, una classica stampante cartesiana, avviando il lavoro l’hotend si muoverà come al solito lungo l’asse X e salendo su Z. L’unica differenza è al momento del cambio colore; l’hotend si parcheggia in una zona al di fuori del bed ed inizia una fase di spurgo del colore in uso. Questo avviene perchè precedentemente il filamento utilizzato è stato fatto parzialmente risalire lungo il flusso, al suo posto ne è stato caricato nell’hotend un altro che viene utilizzato prima per pulire il nozzle dal vecchio colore e poi per stampare con il suo colore la parte interessata. Tutto ciò,  richiede del G-code aggiuntivo che si occupi proprio del cambio e della gestione del filamento all’interno del flusso canalizzatore di IMMAGINA e CREA . Il firmware MK4duo messo a disposizione da magokimbra interpreterà il nostro G-code permettendo appunto una corretta gestione dei filamenti di diversi colori. Al momento del test non ho dedicato molto tempo alla qualità della stampa e come si vede dalla prima foto gli anellini sono un po “grassi”. Sono convinto che raffinando qualche parametro il risultato possa migliorare sensibilmente. Sotto il video della prima stampa a sei colori con un solo hotend fatta con la 3deasy, da oggi stampante 3d multicolore.

 

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pulire il nozzle

pulire il nozzle

 

Il mondo della stampa 3d, soprattutto per chi affronta la cosa a livello hobbistico, non è purtroppo esente da problemi. Un imprevisto che può capitare è quello relativo all’ostrusione del nozzle del nostro hotend dal parte del filamento. Per fortuna, non capita spesso e comunque ci sono molti modi per ripulirlo, ad esempio spesso è sufficiente estrudere un materiale con temperatura di esercizio più alta rispetto a quello che causa il tappo, oppure nel caso il blocco fosse dovuto all’abs un bagno di qualche ora in acetone, spesso risolve il problema. Nel mio caso specifico il blocco era dovuto a del pla che avevo trascurato facendolo non solo deteriorare ma anche impolverare. Questo determinava, dopo pochi minuti di stampa, un ostrusione del nozzle non facile da rimuovere con i metodi più comuni. Ho escogitato così un modo “mooooolto casareccio” per pulire il nozzle. Attenzione, questa procedura va eseguita con le dovute precauzioni e da adulti, non è esente da rischi e non mi assumo nessuna responsabilità per danni a cose e/o persone. Va eseguita in un ambiente molto areato e con la disponibilità di un estinguente a portata di mano. La cosa migliore sarebbe quella di pulire il nozzle in ambiente esterno usando un saldatore a gas di quelli che si usano in edilizia tipo questo pulire il nozzlenon avendo questa possibilità io ho utilzzato la fiamma proveniente da un bruciatore della cucina. Vediamo cosa ci serve:

del comune filo di ferro

pulire il nozzle

una morsa

pulire il nozzle
pinze

pulire il nozzle
fogli di alluminio per proteggere la cucina

pulire il nozzle

leghiamo il nozzle con il filo di ferro

pulire il nozzle

serriamo l’estremità opposta nella morsa per poter aggiustare meglio il posizionamento del nozzle sulla fiamma

pulire il nozzle

accesa la fiamma dopo pochi minuti dal nozzle ha iniziato a colare il pla che lo ostruiva

pulire il nozzle

cadendo sul foglio di alluminio collocato prima

pulire il nozzle

pulire il nozzle

ho atteso che tutto il materiale fosse fuoriuscito e prendendo il nozzle con delle pinze (attenzione, scotta) ho delicatamente dato dei colpetti su una soglia di marmo dalla parte dell’ingresso del filamento

pulire il nozzle

anche se la foto non lo evidenzia, dei residui di incrostazioni sono usciti liberando completamente il nozzle.

Attenzione, la validità di questa procedura varia a seconda del materiale da cui dobbiamo pulire il nozzle, ad esempio effettuando la stessa per pulire un nozzle intasato da PETG ho ottenuto questo risultato

pulire il nozzle

decisamente non auspicabile in ambiente domestico. Per questo motivo ripeto il consiglio di effettuare l’operazione in un ambiente esterno e utilizzando come fiamma quella prodotta da un saldatore a gas. Rinnovo l’invito alla prudenza per tutti visto l’utilizzo di fiamme libere e materiali altamente infiammabili.

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R.O.M.E. Prize

Al R.O.M.E. Prize si è parlato di BOB

R.O.M.E. Prize: Meet the Finalists – BOB Baby on Board

Un progetto tutto italiano, open source e low cost: ecco BOB, l’incubatrice neonatale stampata in 3D!

 

BOB, l'incubatrice open source, low cost e interamente stampata in 3D

BOB, l’incubatrice open source, low cost e interamente stampata in 3D

 

Non una semplice incubatrice: molto di più! BOB – Baby on board, progetto finalista del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome – The European Edition 4.0. è dotata di  funzionalità che ne permettono l’impiego anche oltre l’assistenza neonatale: dalla veterinaria all’agricoltura controllata, alla possibilità di essere utilizzata per coltivare cellule e tessuti. A raccontarcela meglio e ad illustrarcela è Cristian Currò, ingegnere biomedico e cofondatore di Open BioMedical Initiative, l’iniziativa no – profit nata a Teramo per supportare il settore ‪biomedicale e dedicata allo sviluppo ed alla distribuzione di strumenti e tecnologie biomedicali 3D printed.


D. Ciao Cristian, ben ritrovato! Vogliamo cominciare subito iniziando a parlare un po’ di te? 

R. Ciao a tutti, è un piacere essere di nuovo qui! Inizio col dirvi che mi chiamo Cristian Currò, ho 27 anni, sono un ingegnere biomedico e la mia società non ha una sede fisica. In realtà non è nemmeno una società ma un’iniziativa no – profit fatta da volontari che gratuitamente mettono a disposizione le loro competenze, in qualsiasi campo, per sviluppare progetti al servizio della salute, del benessere e dell’accessibilità, tutto questo grazie alle nuove tecnologie come la stampa 3D e le attività di open collaboration che facciamo. Oltre ai progetti ci occupiamo di divulgazione ed attività di educazione su queste nuove tecnologie applicate ad in nostri prototipi. Il nostro motto è WE HELP.

Questa iniziativa si chiama Open BioMedical Initiative  ed io sono uno dei cofondatori. La sede legale dell’associazione ONLUS che la supporta si trova ad Atri, in provincia di Teramo.

D. BOB – Baby on board ha riscosso un enorme successo a Maker Faire Rome. Puoi spiegarci meglio come e perché nasce un’incubatrice così? 

R. OBM Initiative fino ad oggi ha sviluppato 3 progetti (una mano meccanica, una elettromeccanica e BOB). L’idea di BOB è nata quasi 2 anni fa, cercavo nuove idee per un nuovo progetto quando per caso ho letto un articolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui era segnalato il fatto che nonostante negli ultimi 20 anni la mortalità nei primi giorni di vita fosse diminuita, ci sono ancora paesi in cui è elevatissima e spesso la causa è una carenza di dispositivi come un’incubatrice. Avendo un pò di esperienza maturata nel corso degli anni grazie anche all’attività di famiglia che da oltre 20 anni si occupa di tecnologie biomedicali, ho deciso di provare a realizzare una soluzione low cost, semplice e con le funzionalità più importanti per garantire ottime prestazioni in piena sicurezza.

 

BOB è un progetto della Open BioMedical Initiative

BOB è un progetto della Open BioMedical Initiative

 

D. Quali sono i materiali, le tecnologie e le macchine utilizzate per realizzarla?

R. BOB è interamente stampato in 3D. Per Maker Faire Rome abbiamo portato due prototipi realizzati utilizzando le stampanti forniteci da alcuni dei nostri partner (in questo caso Kenstrapper e 3DPRN). Il funzionamento è molto semplice: una volta settato il valore di temperatura da mantenere all’interno della camera, un elemento riscaldante viene attivato/disattivato da una logica di controllo che ha come feedback dei sensori di temperatura ed umidità disposti in punti diversi della camera, e riscalda l’aria fino alla temperatura desiderata, con una differenza massima tra valore settato e valore letto inferiore al 15%. Il controllo dell’umidità invece non aziona nessun meccanismo, ma serve solo per verificare che l’umidità interna alla camera sta dentro un range di accettabilità. Tutto il sistema è dotato di una serie di allarmi che avvisano acusticamente e visivamente quando la temperatura e l’umidità fuoriescono dal valore di set point impostato, oppure se le ventole si bloccano o se l’alimentazione della rete 220v salta e quindi il sistema viene alimentato a batterie, quando le batterie si stanno per scaricare ecc.

Vorrei fare una precisazione importante a riguardo, per evitare fraintendimenti da parte di chi legge, BOB NON E’ UN DISPOSITIVO MEDICO, in quanto oltre ad essere ancora un prototipo, non ha nessun tipo di certificazione (anche se nella progettazione sono state seguite le direttive delle varie normative e linee guida europee) e per il momento non è stato ancora testato su persone o animali. Non è un progetto che avrà fini commerciali e non vuole essere un competitor o un’alternativa alle altre incubatrici che ci sono in commercio. E’ solo una soluzione in tutte quelle situazioni estreme in cui la scelta è tra soluzioni rurali (che purtroppo però non permettono di avere alcun tipo di controllo o feedback) o il niente.

D. Non siete “nuovi” a Maker Faire Rome: anche lo scorso anno ne avete preso parte, da protagonisti. Che cosa ha significato per voi tornare alla più grande Fiera europea dell’Innovazione? 

R. Se partecipare alla prima Maker Faire Rome, l’anno scorso, ha rappresentato il coronamento di un sogno, partecipare quest’anno è diventato il coronamento di un percorso. Open BioMedical Initiative è diventata un viaggio condiviso con tutti i volontari che ne fanno parte e con un crescente pubblico che ci segue tanto durante gli eventi quanto sui mezzi digitali come i social. Maker Faire Rome è l’evento catalizzatore di tutto questo, il momento in cui abbiamo la possibilità di incontrarci tutti insieme e scoprire quanto siamo andati avanti, quanti sfide abbiamo superato e quante ancora ve ne sono da superare. Insieme.

 

L'incubatrice neonatale BOB è stato uno progetti finalisti del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome - The European Edition 4.0

L’incubatrice neonatale BOB è stato uno progetti finalisti del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome – The European Edition 4.0

 

D. Il vostro successo ormai è assodato: avete avuto modo di interfacciarvi con pubblico, makers e potenziali investitori

R. Assolutamente si. Il pubblico è l’ossigeno dell’evento, fatto di visitatori curiosi pieni di domande e grazie a cui vedere noi stessi da nuovi punti di vista. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare poi tantissimi makers e credo che la bellezza della Maker Faire sia proprio nella varietà di settori trattati che permette una condivisione di idee che vanno oltre i singoli tecnicismi. Insieme, anche se diversi, si evidenziano meglio soluzioni utili a tutti. Per quanto riguarda gli investitori, l’evento è un’ottima opportunità di networking. E’ possibile incontrare numerose aziende legate anche ai materiali e alle macchine che noi stessi utilizziamo e questo apre nuovi e utili orizzonti di collaborazione.

D. Attraverso la partecipazione a Maker Faire Rome – The European Edition 4.0 e la partecipazione al R.O.M.E. Prize tu e tutto il team di Open BioMedical Initiative avete acquisito una visibilità internazionale: quali sono le vostre aspettative a questo proposito?

R. Spero che incontrare questo pubblico “esteso” ci abbia dato la possibilità di mostrare che un grande problema può trovare la soluzione nella collaborazione tra molti. Il modello collaborativo è un valore che portiamo avanti e che cerchiamo di innescare nelle persone, vicine o lontane. Assieme a tutti i volontari speriamo che la visibilità che ci è stata offerta sia stata anche di ispirazione per molti e perché no, una scintilla per sostenere il nostro progetto, o per unirsi alla nostra missione con contributi diretti.

D. Ci sono dei consigli o dei suggerimenti che vorresti dare a chi ha voglia di trasformare la propria idea in un progetto concreto e vivo sul mercato?

R. Ogni idea deve nascere da necessità reali che possiamo scoprire solo prestando attenzione al mondo che ci circonda. Ascoltare è il primo passo per lavorare bene. Una volta scelta l’idea da realizzare bisogna mettersi in gioco con passione, ma senza mai smettere di mettersi in discussione. E’ fondamentale parlare con le persone, con chi sa più di noi, con chi la pensa diversamente da noi. Solo in questo modo l’idea potrà maturare abbastanza per diventare concreta, capace di affrontare il mondo reale. L’idea insomma deve essere sempre ben contestualizzata, sviluppata a 360 gradi. E per farlo bisogna essere pronti a sbagliare, parecchie volte. Ma ricordando che ogni sbaglio è solo un nuovo foglietto di istruzioni che ci farà capire meglio quel che stiamo realizzando.

D. A questo punto siamo curiosi di avere, in anteprima, qualche anticipazione sui vostri progetti per il futuro: cosa ci aspettiamo? 

R. Al momento stiamo perfezionando il prototipo della versione 2 di BOB, introducendo ad esempio il controllo da remoto tramite app su smartphone e web, questo ci permette di controllare lo stato e gli allarmi di più BOB che si trovano nello stesso luogo.

Ci piacerebbe che i prossimi passi siano dei test sul campo, fatti da organizzazioni o enti (ospedali, università, associazioni) competenti che validino la bontà del progetto e che ci diano dei feedback per migliorare in termini di prestazioni e sicurezza.

 

Grazie mille Cristian! Ritrovare te e tutto il team di Open BioMedical Initiative per il secondo anno consecutivo a Maker Faire Rome è stato davvero un onore. E siccome “non c’è due senza tre” ci diamo appuntamento alla prossima edizione!

 

Giovane, entusiasta e intraprendente: è il team di Open BioMedical Lab!

Giovane, entusiasta e intraprendente: è il team di Open BioMedical Lab!

leggi  l’ articolo originale

3dbenchy

3dbenchy

Forse la 3dbenchy non era la stampa più indicata per provare le barre con filettatura trapezoidale ma non ho resistito … 🙂

Non avevo mai provato prima a stampare la barchetta di 3dbenchy e tutto sommato è venuta meglio di quanto mi aspettassi con la mia 3deasy. Certo, non è il massimo ma devo ancora regolare qualche parametrino nel firmware relativo alle accelerazioni. Ci sono un pò di “smagliature” credo imputabili ad una temperatura troppo alta(197°) e …

3dbenchy

… le arcate delle porte laterali non sono il massimo e questo potrebbe essere causato dall’altezza del layer impostata volutamente a 0,2 per evidenziare problemi di wobble e non allungare troppo i tempi (1h 12m) anche a velocità basse (da cura engine 75mm/s la regolazione generale e infill al 18%) …

3dbenchy

anche la definizione  generale è stata influenzata da tutte queste cose migliorabili.3dbenchy

Ma quello che più mi ha dato soddisfazione è l’assenza o quasi di wobble. 3dbenchy

Nell’articolo precedente ho parlato del beneficio ottenibile con la sostituzione delle barre filettate con quelle con filettatura trapezoidale. In effetti da sole le barre trapezoidali non bastano e me ne sono accorto appena montate. La presenza dell’effetto wobble, anche senza provare a stampare, era indubbia semplicemente facendo girare i motori dell’asse Z ma altrettanto chiara era la causa. L’accoppiamento tra motori e barre è costituito dai classici giunti elastici ed è proprio li il problema. I giunti forniti a corredo delle barre non garantiscono un perfetto allineamento tra i due alberi e questo fa oscillare la barra trapezoidale durante le rotazioni. Per ovviare ho disegnato e stampato due anti-wobble molto semplici, montati e scelto 3dbenchy per provarli …. ripeto, la barchetta ha mille difetti ma il wobble non lo vedo … 🙂 E poi 3dbenchy accessoriata da mio figlio è diventata un peschereccio d’alto mare …..  🙂

3dbenchy

un ringraziamento particolare è dovuto ai creatori di 3dbenchy

 

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barre con filettatura trapezoidale

Barre con filettatura trapezoidale

Cosa sono le barre con filettatura trapezoidale? Perchè dovrebbero garantire una migliore qualità di stampa per le nostre stampanti 3d? In molte stampanti 3d cartesiane l’asse Z è mosso tramite il movimento di due motori trasmesso attraverso comuni barre filettate reperibili in qualsiasi ferramenta. Gli standard di produzione e anche dei materiali usati per queste non sono elevatissimi e spesso le barre risultano essere flessibili se non addirittura con già presente una deformazione tipo ad arco. Questi inconvenienti generano l’antipatico effetto “wobble” visibile in molte stampe. Per cercare di ridurre o eliminare del tutto l’effetto si possono adottare diversi sistemi tra cui la sostituzione, con delle barre con filettatura trapezoidale, delle classiche barre filettate. Per tipologia di prodotto, materiali utilizzati e standard di produzione più elevati le barre con filettatura trapezoidale garantiscono un moto più preciso ed omogeneo e anche se hanno un costo maggiore questo rimane relativamente sostenibile per chi ha fatto della stampa 3d il suo hobby. Per questo motivo ho acquistato sul web queste barre con filettatura trapezoidale,  ho disegnato e stampato i supporti con l’alloggiamento per le chiocciole e le ho montate.

 

barre con filettatura trapezoidalebarre con filettatura trapezoidalebarre con filettatura trapezoidalebarre con filettatura trapezoidale

Già che c’ero ho disegnato e stampato anche un tendi cinghia per la cinta dell’asse X.

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Questo tendi cinghia mi permette di regolare con meno difficoltà e maggior precisione la tensione della GT2 che muove il carrello dell’hotend.

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Ora non resta che calcolare i nuovi step da inserire nel firmware marlinkimbra del mitico mago, ricompilare tutto e inviarlo all’elettronica affinchè i movimenti dell’asse Z durante la prossima stampa vengano impostati correttamente. Per calcolare il valore corretto degli step, occorre conoscere alcuni dati relativi alle nostre barre con filettatura trapezoidale  e poi ci si può affidare al calcolatore online oppure seguire la formula

(numero di step *  rotazione) / (mm lineari * rotazione)

i primi valori si riferiscono ai motori e i secondi alla barra.

A breve dettaglierò gli eventuali benefici comportati dalla modifica del movimento dell’asse Z.

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Maker Faire Rome grazie a tutti

Maker Faire Rome

2016 edition

Solo un grazie a tutti … per averci permesso di vivere tre giorni emozionanti alla Maker Faire Rome edizione 2016 … grazie ai ragazzi di Immagina e Crea e al mitico Magokimbra che hanno ospitato la nostra 3deasy  V.2  nel loro già piccolo stand …

maker faire rome

Abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere alla Maker Faire Rome altre persone splendide come loro con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze, conoscenze e opinioni sulle novità presentate in questa fiera dell’innovazione …. momenti che difficilmente dimenticheremo ….

maker faire rome

e inoltre proprio non ci si aspettava delle …. simpatiche sorprese …

il team Prusa Research di prusa3d.com proprio  li alla Maker Faire Rome a vedere il  flux  capacitor montato sulla prima stampante fdm al mondo in grado di stampare a 6 colori  grazie al contributo attivo del mago con il suo firmware  marlinkimbra

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maker faire rome

maker faire rome

il flux capacitor 6 colori in azione sulla bfb refurbished di immagina e crea

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bhè … il selfie con Josef Prusa  alla maker faire rome edizione 2016 ci stava tutto …. anche se alle spalle ….

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… faceva capolino un simpatico coniglietto … 🙂maker faire rome

e anche le visite di persone “normalmente speciali” …

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maker faire rome

…  che dire dei ragazzi di Openbiomedical Initiative … due dei loro progetti sono rientrati nella rosa dei venti finalisti del primo R.O.M.E. PRIZE organizzato alla maker faire rome e con BOB in quella dei primi dieci…

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… onorato di conoscerli  e di poter contribuire ai loro progetti con le stampe della 3deasy …

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bob first edition

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fable

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maker faire rome

in finale

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maker faire rome

bob second edition

maker faire rome

maker faire rome

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il talk

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… tutte persone “normalmente speciali” anche loro, che nei pochi momenti liberi mettono a disposizione le loro capacità e conoscenze per migliorare la vita degli altri…

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e ci riescono!

per tutti questi motivi

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ringrazia tutti e magari …. alla prossima maker faire rome 2017

maker faire rome

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Maker Faire Rome 2016

Maker Faire Rome

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tutti pronti?

Ecco dove si fà quest’anno la  Maker Faire Rome 2016

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MarlinKimbra

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Last edition

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