R.O.M.E. Prize

Al R.O.M.E. Prize si è parlato di BOB

R.O.M.E. Prize: Meet the Finalists – BOB Baby on Board

Un progetto tutto italiano, open source e low cost: ecco BOB, l’incubatrice neonatale stampata in 3D!

 

BOB, l'incubatrice open source, low cost e interamente stampata in 3D
BOB, l’incubatrice open source, low cost e interamente stampata in 3D

 

Non una semplice incubatrice: molto di più! BOB – Baby on board, progetto finalista del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome – The European Edition 4.0. è dotata di  funzionalità che ne permettono l’impiego anche oltre l’assistenza neonatale: dalla veterinaria all’agricoltura controllata, alla possibilità di essere utilizzata per coltivare cellule e tessuti. A raccontarcela meglio e ad illustrarcela è Cristian Currò, ingegnere biomedico e cofondatore di Open BioMedical Initiative, l’iniziativa no – profit nata a Teramo per supportare il settore ‪biomedicale e dedicata allo sviluppo ed alla distribuzione di strumenti e tecnologie biomedicali 3D printed.


D. Ciao Cristian, ben ritrovato! Vogliamo cominciare subito iniziando a parlare un po’ di te? 

R. Ciao a tutti, è un piacere essere di nuovo qui! Inizio col dirvi che mi chiamo Cristian Currò, ho 27 anni, sono un ingegnere biomedico e la mia società non ha una sede fisica. In realtà non è nemmeno una società ma un’iniziativa no – profit fatta da volontari che gratuitamente mettono a disposizione le loro competenze, in qualsiasi campo, per sviluppare progetti al servizio della salute, del benessere e dell’accessibilità, tutto questo grazie alle nuove tecnologie come la stampa 3D e le attività di open collaboration che facciamo. Oltre ai progetti ci occupiamo di divulgazione ed attività di educazione su queste nuove tecnologie applicate ad in nostri prototipi. Il nostro motto è WE HELP.

Questa iniziativa si chiama Open BioMedical Initiative  ed io sono uno dei cofondatori. La sede legale dell’associazione ONLUS che la supporta si trova ad Atri, in provincia di Teramo.

D. BOB – Baby on board ha riscosso un enorme successo a Maker Faire Rome. Puoi spiegarci meglio come e perché nasce un’incubatrice così? 

R. OBM Initiative fino ad oggi ha sviluppato 3 progetti (una mano meccanica, una elettromeccanica e BOB). L’idea di BOB è nata quasi 2 anni fa, cercavo nuove idee per un nuovo progetto quando per caso ho letto un articolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui era segnalato il fatto che nonostante negli ultimi 20 anni la mortalità nei primi giorni di vita fosse diminuita, ci sono ancora paesi in cui è elevatissima e spesso la causa è una carenza di dispositivi come un’incubatrice. Avendo un pò di esperienza maturata nel corso degli anni grazie anche all’attività di famiglia che da oltre 20 anni si occupa di tecnologie biomedicali, ho deciso di provare a realizzare una soluzione low cost, semplice e con le funzionalità più importanti per garantire ottime prestazioni in piena sicurezza.

 

BOB è un progetto della Open BioMedical Initiative
BOB è un progetto della Open BioMedical Initiative

 

D. Quali sono i materiali, le tecnologie e le macchine utilizzate per realizzarla?

R. BOB è interamente stampato in 3D. Per Maker Faire Rome abbiamo portato due prototipi realizzati utilizzando le stampanti forniteci da alcuni dei nostri partner (in questo caso Kenstrapper e 3DPRN). Il funzionamento è molto semplice: una volta settato il valore di temperatura da mantenere all’interno della camera, un elemento riscaldante viene attivato/disattivato da una logica di controllo che ha come feedback dei sensori di temperatura ed umidità disposti in punti diversi della camera, e riscalda l’aria fino alla temperatura desiderata, con una differenza massima tra valore settato e valore letto inferiore al 15%. Il controllo dell’umidità invece non aziona nessun meccanismo, ma serve solo per verificare che l’umidità interna alla camera sta dentro un range di accettabilità. Tutto il sistema è dotato di una serie di allarmi che avvisano acusticamente e visivamente quando la temperatura e l’umidità fuoriescono dal valore di set point impostato, oppure se le ventole si bloccano o se l’alimentazione della rete 220v salta e quindi il sistema viene alimentato a batterie, quando le batterie si stanno per scaricare ecc.

Vorrei fare una precisazione importante a riguardo, per evitare fraintendimenti da parte di chi legge, BOB NON E’ UN DISPOSITIVO MEDICO, in quanto oltre ad essere ancora un prototipo, non ha nessun tipo di certificazione (anche se nella progettazione sono state seguite le direttive delle varie normative e linee guida europee) e per il momento non è stato ancora testato su persone o animali. Non è un progetto che avrà fini commerciali e non vuole essere un competitor o un’alternativa alle altre incubatrici che ci sono in commercio. E’ solo una soluzione in tutte quelle situazioni estreme in cui la scelta è tra soluzioni rurali (che purtroppo però non permettono di avere alcun tipo di controllo o feedback) o il niente.

D. Non siete “nuovi” a Maker Faire Rome: anche lo scorso anno ne avete preso parte, da protagonisti. Che cosa ha significato per voi tornare alla più grande Fiera europea dell’Innovazione? 

R. Se partecipare alla prima Maker Faire Rome, l’anno scorso, ha rappresentato il coronamento di un sogno, partecipare quest’anno è diventato il coronamento di un percorso. Open BioMedical Initiative è diventata un viaggio condiviso con tutti i volontari che ne fanno parte e con un crescente pubblico che ci segue tanto durante gli eventi quanto sui mezzi digitali come i social. Maker Faire Rome è l’evento catalizzatore di tutto questo, il momento in cui abbiamo la possibilità di incontrarci tutti insieme e scoprire quanto siamo andati avanti, quanti sfide abbiamo superato e quante ancora ve ne sono da superare. Insieme.

 

L'incubatrice neonatale BOB è stato uno progetti finalisti del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome - The European Edition 4.0
L’incubatrice neonatale BOB è stato uno progetti finalisti del R.O.M.E. Prize della IV Edizione di Maker Faire Rome – The European Edition 4.0

 

D. Il vostro successo ormai è assodato: avete avuto modo di interfacciarvi con pubblico, makers e potenziali investitori

R. Assolutamente si. Il pubblico è l’ossigeno dell’evento, fatto di visitatori curiosi pieni di domande e grazie a cui vedere noi stessi da nuovi punti di vista. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare poi tantissimi makers e credo che la bellezza della Maker Faire sia proprio nella varietà di settori trattati che permette una condivisione di idee che vanno oltre i singoli tecnicismi. Insieme, anche se diversi, si evidenziano meglio soluzioni utili a tutti. Per quanto riguarda gli investitori, l’evento è un’ottima opportunità di networking. E’ possibile incontrare numerose aziende legate anche ai materiali e alle macchine che noi stessi utilizziamo e questo apre nuovi e utili orizzonti di collaborazione.

D. Attraverso la partecipazione a Maker Faire Rome – The European Edition 4.0 e la partecipazione al R.O.M.E. Prize tu e tutto il team di Open BioMedical Initiative avete acquisito una visibilità internazionale: quali sono le vostre aspettative a questo proposito?

R. Spero che incontrare questo pubblico “esteso” ci abbia dato la possibilità di mostrare che un grande problema può trovare la soluzione nella collaborazione tra molti. Il modello collaborativo è un valore che portiamo avanti e che cerchiamo di innescare nelle persone, vicine o lontane. Assieme a tutti i volontari speriamo che la visibilità che ci è stata offerta sia stata anche di ispirazione per molti e perché no, una scintilla per sostenere il nostro progetto, o per unirsi alla nostra missione con contributi diretti.

D. Ci sono dei consigli o dei suggerimenti che vorresti dare a chi ha voglia di trasformare la propria idea in un progetto concreto e vivo sul mercato?

R. Ogni idea deve nascere da necessità reali che possiamo scoprire solo prestando attenzione al mondo che ci circonda. Ascoltare è il primo passo per lavorare bene. Una volta scelta l’idea da realizzare bisogna mettersi in gioco con passione, ma senza mai smettere di mettersi in discussione. E’ fondamentale parlare con le persone, con chi sa più di noi, con chi la pensa diversamente da noi. Solo in questo modo l’idea potrà maturare abbastanza per diventare concreta, capace di affrontare il mondo reale. L’idea insomma deve essere sempre ben contestualizzata, sviluppata a 360 gradi. E per farlo bisogna essere pronti a sbagliare, parecchie volte. Ma ricordando che ogni sbaglio è solo un nuovo foglietto di istruzioni che ci farà capire meglio quel che stiamo realizzando.

D. A questo punto siamo curiosi di avere, in anteprima, qualche anticipazione sui vostri progetti per il futuro: cosa ci aspettiamo? 

R. Al momento stiamo perfezionando il prototipo della versione 2 di BOB, introducendo ad esempio il controllo da remoto tramite app su smartphone e web, questo ci permette di controllare lo stato e gli allarmi di più BOB che si trovano nello stesso luogo.

Ci piacerebbe che i prossimi passi siano dei test sul campo, fatti da organizzazioni o enti (ospedali, università, associazioni) competenti che validino la bontà del progetto e che ci diano dei feedback per migliorare in termini di prestazioni e sicurezza.

 

Grazie mille Cristian! Ritrovare te e tutto il team di Open BioMedical Initiative per il secondo anno consecutivo a Maker Faire Rome è stato davvero un onore. E siccome “non c’è due senza tre” ci diamo appuntamento alla prossima edizione!

 

Giovane, entusiasta e intraprendente: è il team di Open BioMedical Lab!
Giovane, entusiasta e intraprendente: è il team di Open BioMedical Lab!

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