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barre con filettatura trapezoidale

Barre con filettatura trapezoidale

Cosa sono le barre con filettatura trapezoidale? Perchè dovrebbero garantire una migliore qualità di stampa per le nostre stampanti 3d? In molte stampanti 3d cartesiane l’asse Z è mosso tramite il movimento di due motori trasmesso attraverso comuni barre filettate reperibili in qualsiasi ferramenta. Gli standard di produzione e anche dei materiali usati per queste non sono elevatissimi e spesso le barre risultano essere flessibili se non addirittura con già presente una deformazione tipo ad arco. Questi inconvenienti generano l’antipatico effetto “wobble” visibile in molte stampe. Per cercare di ridurre o eliminare del tutto l’effetto si possono adottare diversi sistemi tra cui la sostituzione, con delle barre con filettatura trapezoidale, delle classiche barre filettate. Per tipologia di prodotto, materiali utilizzati e standard di produzione più elevati le barre con filettatura trapezoidale garantiscono un moto più preciso ed omogeneo e anche se hanno un costo maggiore questo rimane relativamente sostenibile per chi ha fatto della stampa 3d il suo hobby. Per questo motivo ho acquistato sul web queste barre con filettatura trapezoidale,  ho disegnato e stampato i supporti con l’alloggiamento per le chiocciole e le ho montate.

 

barre con filettatura trapezoidale

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Maker Faire Rome grazie a tutti

Maker Faire Rome

2016 edition

Solo un grazie a tutti … per averci permesso di vivere tre giorni emozionanti alla Maker Faire Rome edizione 2016 … grazie ai ragazzi di Immagina e Crea e al mitico Magokimbra che hanno ospitato la nostra 3deasy  V.2  nel loro già piccolo stand …

maker faire rome

Abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere alla Maker Faire Rome altre persone splendide come loro con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze, conoscenze e opinioni sulle novità presentate in questa fiera dell’innovazione …. momenti che difficilmente dimenticheremo ….

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e inoltre proprio non ci si aspettava delle …. simpatiche sorprese …

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Maker Faire Rome 2016

Maker Faire Rome

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tutti pronti?

Ecco dove si fà quest’anno la  Maker Faire Rome 2016

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Last edition

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Medicina e stampa 3D

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Medicina e stampa 3d

Lo sviluppo di nuove applicazioni mediche 3D bioprinted dipende in gran parte il superamento di una serie di ostacoli pratici. Un team di ricercatori coreani  ha trovato una fantastica soluzione a questi problemi. Un nuovo materiale biodegradabile che può essere stampato in 3d in impianti facciali e facilitare la rigenerazione dei tessuti dopo l’impianto, mentre la struttura 3D originale stampata dissolve lentamente nel corpo umano nel corso di diversi anni.


  • medicina e stampa 3d

Korean researchers unveil biodegradable material for 3D bioprinted facial implants

The development of new 3D bioprinted medical applications largely depends on overcoming a number of practical obstacles. How do you get you get cells to grow inside a 3D printable substance? And how can you ensure that the 3D printed implant won’t cause any complications? Well, a team of Korean researchers from the Korea Polytechnic University has found a fantastic solution for that second problem. Its new biodegradable material can be 3D bioprinted into facial implants and facilitate tissue regeneration after implantation, while the original 3D printed structure slowly dissolves into the human body over the course of several years.

This fantastic solution was just announced by the South Korean Ministry of Science, ICT & Future Planning. The research team in question is led by professor Yoon Won-soo, who is working on 3D bioprinting systems that can use biomaterials to manufacture implants and on facilitating tissue regeneration with dissolvable materials. Earlier this year, the same research team developed a biodegradable mesh for facial bone surgeries that has been approved by South Korea’s Ministry of Food & Drug Safety (MFDS).

Unfortunately, tissue regeneration, implant acceptance and implant construction are huge obstacles in the medical world. Right now, patients with damaged facial bones seeking regeneration have to go through the painful process of extracting bones from other parts of their body. These extracted bones are subsequently shaped into facial implants, and inserted into the facial structure – with or without various additive support structures.

3D printing could offer a much more patient-friendly solution, as perfect prostheses can be 3D printed without the need for bone extraction. Using this new biodegradable material makes insertion far easier as well, with average surgical operation times expected to be shortened to two hours (rather than the current eight hours). It’s the first 3D printable medical material developed in South Korea. “Future research and clinical trial development projects focusing on bone reconstruction therapy can greatly benefit from this innovation,” the team leader said.

This fantastic FDA-approved biodegradable material is actually a medical polymer made from polycaprolactone (PCL). The material slowly dissolves inside the human body, completely disappearing over a process of two to three years while facilitating tissue growth. Most importantly, it reduces the risk of long-term implant side effects – something that is currently negatively affecting a lot of patients with permanent implants. Over time, these tend to cause inflammation and require extraction surgery. These PCL implants, on the other hand, do not. The material was pioneered earlier this year by a company founded by professor Yoon Won-soo himself, called T&R Biofab.

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I MIEI PEZZI PER BOB

Chi è BOB?

BOB è uno dei progetti di OpenBioMedical Initiative, sviluppato per portare le biotecnologie nei paesi in via di sviluppo dove spesso è difficile anche avere accesso ai farmaci di prima necessità.

BOB è l’acronimo di Baby On Board, un incubatrice low cost interamente realizzata con una stampante 3d.  Una delle sue parti fondamentali è il tunnel che preleva l’aria sia dall’esterno, e che tramite una ventola ne può regolare l’afflusso, sia dall’interno, grazie alla particolare forma e ad una seconda ventola che la spinge verso un elemento riscaldante per equilibrarne e regolarne la temperatura. E’ equipaggiata con un elettronica facilmente reperibile e grazie al basso costo diviene accessibile ad una più vasta porzione di utenti. Ho avuto il piacere di poter collaborare con loro per questo ambizioso progetto ed è con un pizzico di orgoglio e per pura soddisfazione personale, che voglio pubblicare le foto dei pezzi realizzati per BOB con la mia stampante.

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Ringrazio OpenBioMedical Initiative per avermi offerto la possibilità di collaborare con loro in questo nobile ed entusiasmante progetto.

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penne 3d

3d … non solo stampanti

Oggi si parla molto della stampa 3d e nel 99% dei casi vengono prese in considerazione sia le varie tipologie di stampanti che i diversi materiali e soluzioni adottate.
Molto raramente vengono prese in considerazione le penne 3d. In effetti non sono ne molto diffuse ne molto utilizzate se non per scopi puramente ludici. Ritengo invece che possano essere un forte stimolo all’approccio con questo mondo soprattutto per i più piccoli. Infatti, anche se è necessaria comunque la supervisione di un adulto, le penne 3d permettono anche ai più piccini di creare piccoli oggetti. Certo, non si può parlare ne di qualità ne di precisione ma le creazioni assicurano comunque alti livelli di soddisfazione per il minimaker. Vediamo una di queste penne 3d un pò più in dettaglio. Nel nostro caso si tratta della 3Doodler 2.0.
penne 3d
La penna viene venduta in varie confezioni con dotazioni più o meno ricche e quella che ho potuto provare io all’interno aveva sia filamenti in ABS che in PLA e in diversi colori. Le istruzioni sono un pò scarne e rimandano al sito web dove sono presenti molti video (in inglese ma comunque di grande aiuto). La penna è dotata di un commutatore a due posizioni per impostare la temperatura corretta sia per l’ABS che per il PLA ed è comunque possibile effettuare una regolazione più precisa tramite un accessorio in dotazione.

penne 3d

I filamenti sono forniti sotto forma di “bastoncini” e per essere utilizzati il trascinatore è a vite. E’ questo l’unico punto debole del giochino, infatti spesso si sporca con i detriti e la sua pulizia non è proprio agevole e soprattutto a portata di bambino. L’estremità vicino al nozzle tende a scaldare molto ma mai a scottare. Comunque l’utilizzo è semplice ed intuitivo, con poche e semplici cose da fare. Basta alimentare la penna, scegliere se usare l’ABS o il PLA e quindi spostare il selettore della temperatura, caricare il filamento e si può subito iniziare a creare, come ci mostra il video seguente.  

Bene, ora non resta che aiutare i nostri “minimaker” a creare il loro primo oggetto in 3d  🙂

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hotend IeC 4.0

HOTEND IeC 4.0

Oggi vorrei parlare di un hotend tutto made in italy ormai arrivato alla versione 4.0.
hotend
Si tratta di quello prodotto da Immagina e Crea, azienda italiana specializzata ormai da tempo nella produzione di hotend di ottima qualità.
Vediamo subito di descrivere alcune caratteristiche di questo hotend come la naturale disponibilità sia per filamenti da 3mm che da 1,75, la possibilità di scegliere ugelli da 0.30 – 0.35 – 0.40 e 0.50 mm e due versioni, la red version e la black version che si differenziano per la resistenza scaldante, nella prima è da 4.1 Ohm e per la seconda da 3.2 Ohm. Entrambe le versioni di hotend montano nozzle in acciaio e tubo interno in PTFE caricato a fibra di vetro per permettere una buona scorrevolezza del filamento. L’attacco è replicato dall’E3D ed è J-Head compatibile, quindi adatto praticamente a qualsiasi stampante 3d. Ho corredato di questo hotend IeC 4.0 per filamento da 3mm una stampante autocostruita che uso prevalentemente come muletto e che a dire il vero faccio penare un pò per la manutenzione. Rispetto alle altre versioni di hotend prodotti da Immagina e Crea, le differeneze saltano subito agli occhi grazie al “vestito” in ABS che svolge il duplice compito di ospitare il ventolino per il raffreddamento e quello di incanalare l’aria per la successiva espulsione. Più compatto dei precedenti da subito l’impressione di un prodotto robusto e di qualità ma quello che più mi ha stupito, una volta collegato ed acceso, è stato il tempo impiegato per raggiungere la temperatura desiderata e cioè 200° in meno di un minuto e mezzo con ventolina accesa e senza aver fatto nessun tuning del pid come è evidenziabile dalla foto.
hotend
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repetier host

Introduzione a Repetier Host

Molte stampanti 3d possono essere equipaggiate di lettore di scheda sd per stampare in modo autonomo, quelle che non hanno questa possibilità devono usare un personal computer, collegato via usb, con un software in grado di gestire la stampante stessa. Uno dei software gratuiti più utilizzati è Repetier Host ed oggi ne voglio descrivere le caratteristiche più elementari. Dopo averlo scaricato ed installato lasciando tutte le opzioni che di default ci propone, dovremo impostarlo per permetterne la connessione e la configurazione della nostra stampante. All’avvio  di Repetier Host ci apparirà una finestra dove sulla destra troviamo il tasto “Impostazioni stampante”
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selezionandolo si aprirà il pannello di configurazione dove troviamo le voci Connessione, Stampante, Opzioni piano di stampa, Scripts e Avanzate
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Nella prima voce di Repetier Host, in genere, tranne la porta e la velocità di connessione non dovremo cambiare nulla ed anche nel tab “Stampante” in solitamente si lascia tutto il default, anche perchè la maggior parte dei parametri che qui si possono modificare sono influenzati da quelli previsti nel firmware.
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Alla voce “Estrusore” invece dovremo sicuramente modificare qualche cosa, ad esempio il diametro del nostro nozzle o la temperatura massima raggiungibile sia per l’hotend che per l’heatedbed.
repetier host
Alla voce “Opzioni piano di stampa” potremo impostare la forma e le dimensioni del piano, altre informazioni per determinare il corretto posizionamento del pezzo per l’avvio della stampa e potremo definire anche punti diversi rispetto allo standard per la nostra home.
repetier host
Le altre due voci di Repetier Host, Scripts ed Avanzate, al momento le trascuriamo in quanto difficilmente vengono utilizzate.
Dopo aver impostato correttamente le voci fin’ora elencate potremo salvare la configurazione appena fatta con il nome della nostra stampante.
A questo punto potremo connetterci alla stampante con il tasto dedicato posto in alto a sinistra. Il tasto successivo è quello che ci permette di caricare il file dell’oggetto da stampare.
repetier host
Noteremo che, sulla parte destra della finestra di Repetier Host, si saranno evidenziate delle icone nel tab “Posizione oggetto”. Le prime tre sono molto intuitive e permettono rispettivamente di salvare, aggiungere o duplicare il pezzo importato. Segue poi un icona composta da nove rettangolini che esegue un riposizionamento dei pezzi nel caso ne avessimo caricato più di uno. L’icona successiva centra il singolo oggetto sul piatto. Quella di forma triangolare, assume un importanza particolare nel caso in cui si voglia stampare ad esempio un anteprima di un oggetto, infatti il suo scopo è quello di variare le dimensioni dell’oggetto sui tre assi sia aumentandole che diminuendole. L’icona che segue ci permette di ruotare su qualsiasi dei tre assi l’oggetto consentendoci così di scegliere, se il caso, il lato più conveniente da utilizzare come base della stampa. Quella successiva ci permette di ispezionare l’oggetto, consentendo di tagliare lo stesso per controllarne anche le varie sezioni. L’ ultima icona riflette sul piano l’oggetto da stampare. Può essere utile ad esempio nel caso in cui abbiamo bisogno di due oggetti speculari tra di loro e abbiamo solo un disegno dei due. Nell’immagine che segue vediamo gli effetti del suo utilizzo rispetto a l’immagine precedente
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Il tab successivo di Repetier Host, “Slicer” ci permette di scegliere quale software utilizzare per lo slicing dell’oggetto e in relazione a questo anche alcune impostazioni. In più possiamo anche decidere una generale velocità di stampa, un coefficiente di riempimento del pezzo, se abilitare o meno l’utilizzo delle ventole per il raffreddamento e le impostazioni relative all’estrusore, sempre prendendole da quelle dello slicer scelto.
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Premendo il tasto “Slice con ‘il software scelto'” daremo il via alla preparazione del file in G-code e in automatico finiremo sull tab “Anteprima di stampa” che oltre alla possibilità di salvare, modificare, editare ed esportare il G-code, ci fornisce anche informazioni in merito al tempo stimato di stampa, il numero di layers ed altre utility ancora.
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Il tab successivo è quello relativo al “Controllo manuale” della stampante. Qui possiamo interagire direttamente con i motori, l’hotend, il bed, le ventole, aumentare dinamicamente la velocità di stampa ed il flusso di estrusione, inoltre vi è anche la possibilità di inviare dei comandi in G-code direttamente alla stampante. Questa parte è secondo me utilissima in fase di configurazione e taratura della stampante, soprattutto se utilizzata insieme alla parte di log che si trova verso il basso e che può essere nascosta o mostrata tramite il l’icona “Mostra/nascondi Log”.
repetier host
l’ultimo tab di Repetier Host è relativo alla gestione dell’SD Card, ne permette la gestione e relativa fruizione.
repetier hostProssimamente approfondiremo anche Repetier Host, per il momento ne abbiamo conosciuto le basi.

download Repetier Host qui

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Slic3r … approfondimento

slic3r

Abbiamo introdotto nei precedenti articoli uno slicer, cioè un software in grado di trasformare i nostri disegni tridimensionali in azionamenti dei motori stepper delle nostre stampanti 3d al fine di riprodurre i nostri oggetti. Nello specifico abbiamo parlato di Slic3r ma il seguente articolo si adatta un pò a tutti gli slicers che, in linea di massima, condividono le stesse tipologie di parametri gestibili. Partendo appunto dal nostro articolo su Slic3r configurato in modalità “Expert” andiamo insieme a vedere cosa significano alcune voci dei vari menù e sezioni. Lo scopo di questo articolo però non è quello di spiegare tutti i parametri di Slic3 ma bensì di suggerire cosa comportano le loro variazioni e come è possibile sfruttarli per migliorare le stampe in 3d. Volutamente tralasceremo alcune voci di Slic3r che vengono modificate in casi eccezionali o in caso di stampe decisamente molto particolari. Partiamo dalla prima sezione del tab “Print Settings” e la prima voce che troviamo.

— Layers and perimeters

Layer height indica l’altezza dello strato depositato (layer) per la costruzione di tutto l’oggetto ad eccezione del primo che prende il valore dal first layer height. Perchè Slic3r fa questa differenziazione? Se ci pensiamo bene la risposta è semplice, il primo strato è quello su cui “nascerà” il nostro oggetto ed è quindi importante rendere l’adesione della base solida e robusta, generalmente è maggiore del 25%-50% rispetto a layer standard. Cosa cambia nelle nostre stampe modificando questi parametri? Il primo dei due ovviamente cambierà il livello di omogeneità del pezzo ed anche di solidità. Infatti con un layer ridotto avremo un pezzo più gradevole alla vista, con pareti più lisce ed uniformi anche al tatto quindi con un adesione maggiore tra layers. Di contro avremo un sensibile aumento dei tempi di stampa, basti pensare ad esempio ad un oggetto stampato con layer 0,1 e lo stesso stampato con layer 0,15, cioè con il 50% di materiale in più depositato ad ogni passaggio. E’ intuibile che il primo impiegherà almeno il 50% del tempo in più rispetto al secondo dovendo compiere un numero maggiore di passaggi per arrivare alla stessa altezza. Infatti per stampare un pezzo alto un centimetro depositando strati da 0,1mm la stampante dovrà ripassare sul pezzo ben 100 volte, con layer 0,15 poco più di 66 volte. Ovviamente questi dati vengono influenzati anche dal valore del first layer height in quanto sottraendo questo valore all’altezza totale dell’oggetto il numero dei passaggi è relativo all’altezza che rimane da stampare dell’oggetto stesso.
– Perimeters, espresso in valore assoluto, indica quanti perimetri (minimo) verranno fatti per ogni layer. Un numero elevato di questi perimetri ci permette di mantenere relativamente basso il valore di riempimento dell’oggetto pur conservano un buon livello di robustezza dello stesso. A seconda delle caratteristiche del pezzo da stampare potremo usare una combinazione dei due valori per ottenere una buona qualità costruttiva con dei tempi di esecuzione non eccessivamente lunghi.
Nello specifico, Slic3r, può anche variare da solo questo valore aumentandolo nel momento in cui i perimetri costituiscano la base per uno sbalzo dell’oggetto ed inoltre, mentre in Slic3r decidiamo il numero dei perimetri, in altri software potremo impostare direttamente la larghezza totale del perimetro in millimetri.
– Spiral vase è una funzione che indica allo slicer che il pezzo che vogliamo stampare è vuoto o meglio, fatto come un vaso. Va spuntato ad esempio proprio per oggetti tipo vasi, portapenne e comunque quelli che hanno una base solida e piena anche irregolare ed i contorni che si sviluppano in altezza.
– Solid layers è il parametro con il quale indichiamo il numero di layers pieni che vogliamo sia per la base che per la parte superiore del pezzo. Anche qui un buon compromesso tra robustezza e tempo di stampa è fortemente dipendente dell’oggetto o meglio, dal suo scopo finale.
– Extra perimeters if needed se spuntato, rifacendoci alla voce perimeters, permette appunto di creare dei perimetri extra se necessario.
– Avoid crossing perimeters permette di ottimizzare gli spostamenti dell’hotend durante l’attraversamento dell’oggetto tra una fase di stampa perimetrale e l’altra, da valutare con attenzione se si hanno problemi di ritrazione.
– Detect thin walls migliora la realizzazione delle pareti in funzione dello spessore. E’ spuntato di default e il mio consiglio è quello di lasciarlo così.
– Detect bridging perimeters è un parametro che, al momento in cui scrivo questo articolo,  è sperimentale e viene coinvolto durante la generazione di parti sospese (bridge). Ove possibile modifica il flow e la velocità delle ventole.
– Seam position imposta il punto di avvio dei perimetri.
– External perimeters first inizia la stampa dai perimetri esterni prima delle parti interne, se spuntato.

— Infill

– Fill density regola in percentuale il coefficiente di riempimento del pezzo, un valore che da già una discreta solidità ad un pezzo è a partire dal 25%. Aumentandolo il tempo di stampa si allungherà proporzionalmente come la robustezza del pezzo.
– Fill pattern definisce il layout di stampa del riempimento, fortemente dipendente dalla funzionalità dell’oggetto da stampare.
– Top/botton fill pattern è il parametro di cui sopra relativo però alla base e alla superficie superiore dell’oggetto da stampare.
– Combine infill every permette di risparmiare sul tempo di stampa adattando il layer height del solo riempimento al numero di layers impostati e quindi avendo un layer height di 0,1 e specificano 2 come parametro, durante la stampa del riempimento il layer sarà di 0,2. Parametro utile amio giudizio ma da usare con cautela. Fortemente condizionato dalla meccanica della stampante.
– Only infill where needed fa scegliere al software quando creare del riempimento.
– Solid infill every espresso in layer permette di decidere se creare dei layers solidi ogni “n layers” fatti con il riempimento impostato prima.
– Fill angle indica l’angolo di attacco delle pareti di riempimento con quelle dei perimetri.
– Solid infill threshold area forza il riempimento di aree con una superficie minore di quella impostata come parametro.
– Only retract when crossing perimeters lascia abilitata la ritrazione solo durante gli attraversamenti dei perimetri.
– Infill before perimeters se spuntato farà stampare prima il riempimento e poi i perimetro dell’oggetto.

— Skirt and brim

– loops (minimum) definisce quanti giri di skirt fare prima della stampa, si usa prevalentemente per permettere il corretto riempimento dell’hotend per avere un estrusione omogenea.
– Distance from object regola a quale distanza verrà creata la skirt rispetto all’oggetto.
– Skirt height espresso in layers è l’altezza dello skirt.
– Minimum extrusion lenght espresso in millimetri, imposta la quantità minima di materiale estruso prima della stampa. Nel caso di skirt particolarmente piccole aiuta  nella fase di riempimento iniziale dell’hotend.
– Brim width definisce lo spessore in millimetri del brim stampato attorno all’oggetto per aumentarne l’adesione al bed.

— Support material

– Generate support material abilita la generazione dei supporti con i parametri definiti successivamente.
– Overhang treshold definisce l’angolazione della superficie minima per cui creare i supporti.
– Enforce support for the first espresso in layers stabilisce il numero di layers per i quali creare comunque i supporti.
– Raft layers anch’esso definito in layers determina lo spessore del raft.
– Contact Z distance stabilisce la distanza in millimetri tra il supporto e la superficie del pezzo.
– Pattern ne definisce il disegno.
– Pattern spacing lo spazio tra le linee del materiale di supporto.
– Pattern angle l’angolo di rotazione dei supporti rispetto al piano.
– Interface layers il numero di layers tra il supporto e l’oggetto
– Interface pattern spacing definisce in millimetri lo spazio tra le linee dell’interface layers.

— Speed

– Perimeters definisce la velocità con cui vengono fatti i perimetri, estremamente importante è la sua corretta impostazione in quanto i perimetri, anche se interni, contribuiscono in modo determinante alla solidità e all’aspetto finale del pezzo.
– Small perimeters è, soprattutto in configurazioni dove le altre velocità sono elevate, da tenersi basso come valore. E’ riferito a piccole aree del pezzo e generalmente non supero il 25% della velocità della velocità impostata in Perimeters.
-External perimeters può essere impostata in percentuale, rispetto alla velocità di Perimeters, o in valore assoluto. Anche questo parametro va impostato con attenzione particolare, l’aspetto finale del pezzo è fortemente dipendente da questa velocità e dalle accelerazioni impostate nel firmware. In pezzi che richiedono molte variazioni di traiettoria dell’hotend spesso si tende ad abbassare anche troppo questo valore ma molto spesso sono le accelerazioni ad essere settate troppo alte nel firmware. Il corretto proporzionamento dei due valori è funzionale anche per un abbattimento dei tempi di stampa.
– Infill è generalmente di poco più alto rispetto alla velocità impostata in Perimeters perchè l’estetica del riempimento in genere non ha una importanza elevata. In pezzi ampi si può anche impostare molto elevata, l’unica controindicazione è data dalla capacità o meno dell’estrusore di mandare il filamento nella giusta quantità all’hotend.
– Top solid infill si tiene normalmente abbastanza basso perchè regola la qualità di deposizione del filamento negli ultimi layers e di conseguenza la qualità finale dell’oggetto stampato almeno dal punto di vista estetico.
– Support material è spesso impostata come quella di Perimeters o al limite poco più bassa, tenendo conto che i supporti sono meno “densi” rispetto ad un layer normale dovremo trovare un buon compromesso per renderli comunque sufficientemente solidi per poter assolvere al loro compito in fase di stampa.
– Bridges è responsabile della velocità con cui vengono realizzate le parti sospese ed assieme alle caratteristiche del filamento e della eventuale ventilazione ne decide il risultato. Da tenere in considerazione che una velocità troppo bassa provocherebbe un abbassamento del materiale estruso ed una troppo alta una accentuata scarsità dello stesso.
– Travel è la velocità di sposatamento durante le fasi in cui non viene estruso materiale.
– First layer speed è fondamentale per garantire una buona adesione al piatto ed anche per la buona riuscita estetica della base d’appoggio del nostro oggetto in stampa.

— Advanced

– Default extrusion width regola il valore del flusso di estrusione.
– First layer imposta una differente quantità di materiale estruso solo per il primo layer.
– Perimeters imposta una differente quantità di materiale estruso solo per i perimetri.
– External perimeters imposta una differente quantità di materiale estruso solo per i perimetri esterni.
– Infill regola una differente quantità di materiale estruso solo per le strutture di riempimento.
– Solid infill regola una differente quantità di materiale estruso solo per le strutture di riempimento tipo la base dell’oggetto.
– Top solid infill regola una differente quantità di materiale estruso solo per le strutture di riempimento nella parte finale o più alta dell’oggetto.

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Mi fermo qui volutamente ed il motivo è che per le restanti voci del tab “Print Settings” non ho mai fatto verifiche di ciò che comportano le variazioni ai parametri trascurati ed anche perchè con la conoscenza di quelli descritti ed un pò di esperienza riusciremo sicuramente ad ottenere dei buoni risultati. I restanti tab, “Filament Setting” e “Printer Settings” sono già stati descritti in modo, a mio parere, sufficiente prima e sarebbe inutile ripetersi. Se però ritenete opportuno un ulteriore approfondimento su qualche argomento, relativo a Slic3r, di quelli qui trascurati vi prego di contattarmi.

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Slic3r … terza parte

Slic3r … terza parte.

Concludiamo l’introduzione a Slic3r descrivendo le ultime personalizzazioni ed operazioni possibili con questo slicer in modalità “Expert”.
Analizziamo il tab “Filament Settings” che rispetto allo stesso in modalità “Simple” aggiunge la sezione relativa all’utilizzo delle ventole con le varie impostazioni possibili.
Slic3rSlic3r
L’ultimo tab di Slic3r, “Printer Settings”, racchiude una sezione “General” dove impostare il diametro del nozzle, l’offset per stampanti con più estrusori e i parametri per la ritrazione.

Slic3rLa sezione “Custom G-code” ci permette di inserire del G-code personalizzato per l’avvio e la fine della stampa ed anche per alcuni cambiamenti di layer.Slic3r

L’ultima sezione ci permette di personalizzare, nel caso di più estrusori, i parametri definiti in “General” per tutti gli estrusori che equipaggiano la nostra stampante.
Slic3rTorniamo ora al primo tab di Slic3r, quello denominato “Plater”. Questo non cambia tra modalità “Simple” ed “Expert” e i suoi tasti si abilitano solo dopo aver caricato un file da trattare tramite il tasto “Add”. I primi tre sono decisamente intuitivi ed ovviamente si riferiscono alle operazioni di caricamento o eliminazione dei file. Segue un tasto “Arrange” che, nel caso avessimo caricato più oggetti, li riposiziona all’interno dell’area di stampa facendo in modo che il percorso per stamparli tutti sia il più conveniente possibile . Vediamo poi un tastino con un “+” ed uno con un “-“. Questi ci permettono di aggiungere o togliere copie dello stesso oggetto da stampare. Il tasto “Scale” ci permette di aumentare o ridurre le dimensioni dell’oggetto da stampare in percentuale. Quello denominato “Split” ci permettere di separare gli oggetti nel caso in cui essi siano più di uno ma contenuti nello stesso file. Il tasto “Cut” ci consente di tagliare un oggetto lungo la sua altezza e quindi l’asse Z, particolarmente utile nel caso si voglia stampare un oggetto particolarmente alto in due sezioni da riunire successivamente magari con un collante.
Slic3r
Ultimo tasto in Slic3r è “Settings”. Questo tasto ci consente, nel caso dovessimo stampare due oggetti diversi durante la stessa sessione, di impostare per ogni files diversi valori per gli stessi parametri. Provo a spiegarmi meglio, supponiamo di dover stampare allo stesso tempo due oggetti, uno che verrà sottoposto a stress meccanico ed uno no. Per il primo sarà necessario impostare almeno un valore di infill superiore rispetto al secondo. Selezionando il primo files dal menù di destra e usando il tasto “Settings” si aprirà un’altra finestra di dialogo dove premendo il tasto “+” dopo aver evidenziato l’oggetto, potremo scegliere tutti i paramteri di stampa che vogliamo modificare per quel singolo oggetto.
Slic3rUltimi strumenti utili messi a disposizione da Slic3r, sono quattro tab posti in basso a sinistra della finestra “Plater” e sono riconoscibili per le diciture 3D, 2D, Preview e Layers. con la prima ci stiamo già lavorando, la seconda ci fornisce una visualizzazione in due dimensioni (X e Y) del piano di lavoro, la terza proporrà un’anteprima degli oggetti stampati e l’ultima farà la stessa cosa permettendoci però di visualizzare ogni singolo layer, espresso in millimetri, semplicemente utilizzando il cursore posto sulla destra.
Slic3r

Nei prossimi articoli descriveremo in modo più approfondito come possono cambiare le nostre stampe variando i parametri gestibili da Slic3r.

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Slic3r … seconda parte

Slic3r … seconda parte

Continuiamo la nostra introduzione a Slic3r. Nell’ultimo articolo su Slic3r abbiamo evidenziato la possibilità di scegliere tra due modalità di utilizzo, quella “Simple” e quella “Expert” selezionabili dal menù File –> Preferences.
Slic3r
Una volta scelta la modalità sarà necessario il riavvio di Slic3r per renderla operativa. La prima differenza evidenziabile all’apertura del software nella modalità “Expert” è la presenza sulla destra del form di avvio di tre menù a tendina. Questi tre menù ci permetteranno di scegliere delle configurazioni, precedente memorizzate, per le impostazioni di stampa, per quelle del filamento e per la stampante per cui dovrà essere prodotto il G-code. Infatti nella modalità “Expert” di Slic3r è possibile salvare ad esempio una configurazione, da richiamare all’occorrenza, che avremo trovato ottimale per stampare oggetti in PLA o un’altra per quelli in ABS quindi con parametri di velocità, ritrazione, raffreddamento e altri ancora, diversi per due materiali o più materiali. Stessa cosa per la parte riguardante il filamento, quindi temperatura di lavoro dell’hotend e del bed, diametro effettivo del filamento, etc, etc. Anche per la stampante vale la stessa cosa e potremo selezionare, nel caso ne avessimo ad esempio una con il piatto quadrato e una con il piatto rotondo o altro, quella che vogliamo utilizzare.
Slic3r
Passando al tab successivo di Slic3r e cioè “Print Settings” notiamo subito una notevole differenza rispetto a quello in modalità “Simple”. Sulla sinistra abbiamo varie sezioni dove è possibile effettuare un tuning più approfondito delle singole caratteristiche di stampa. Ad esempio in “Layers and perimeters” potremo impostare l’altezza del primo layer e dei successivi, il numero dei perimetri e la spiral vase che ci occorre nel caso stessimo stampando forme tipo vasi, il numero di layers “solidi” per la base inferiore e quella superficiale del pezzo ed altre impostazioni che approfondiremo in seguito.
Slic3r
La seconda sezione, quella relativa all’infill, ci permette di impostare i parametri relativi al riempimento del pezzo come nella modalità “Simple” ma in più potremo impostare anche ogni quanti layer creare quello più denso o l’angolo di incidenza che con cui creare la trama ed altre raffinatezze ancora.
Slic3r
Anche la sezione “Skirt and Brim” in modalità “Expert” di Slic3r è più ricca di possibili personalizzazioni, potremo infatti decidere quanti giri minimi fare per lo skirt e a che distanza dall’oggetto, l’altezza in layers o la minima lunghezza di estrusione mentre per il brim rimane il classico “width” cioè di quanti millimetri lo vogliamo.
Slic3r
In “Support material” potremo impostare molti parametri per creare supporti e raft più efficaci sia per la loro funzione che per una più semplice rimozione successiva.
Slic3r
Fondamentale la sezione “Speed” dove la maggior parte dei valori possono essere espressi sia in percentuale che in valori assoluti (mm/s). Qui troviamo molte più voci rispetto alla modalità “Simple”, ad esempio è possibile impostare velocità diverse per i piccoli perimetri, per quelli esterni, per le varie fasi di infill e molte altre ancora al punto che la sezione merita una discussione più specifica che vedremo in un altro articolo.
Slic3r
La voce successiva è quella che dovremo controllare in caso di più estrusori.
Slic3r
Nella sezione “Advanced” potremo personalizzare i valori di estrusione per alcune zone dei nostri oggetti come durante la deposizione del primo layer o quella durante la creazione dei perimetri o la sovrapposizione di quest’ultimi con i layers di riempimento.
Slic3r
Le ultime due voci, “Output options” e “Notes” ci consentono di personalizzare alcuni parametri relativi alla produzione del file in G-code e di aggiungere delle semplici note testuali alle nostre impostazioni personalizzate.
Slic3rslic3r
Come anticipato ad inizio articolo, nella modalità “Expert” sopra all’elenco di cui abbiamo appena descritto le sezioni vi è la possibilità di salvare tutti i nostri parametri personalizzati come configurazione specifica per un tipo di oggetto da stampare, ad esempio potremo usare “strong” ad indicare una configurazione adatta a pezzi sottoposti a stress meccanico o “light” per altri semplicemente rappresentativi o quello che più ci permetterà in futuro di individuare un set d’impostazioni adatte al nostro oggetto da stampare.
Abbiamo affrontato in modo semplicistico la parte più ricca di personalizzazioni gestibili con Slicr3 e sono molte le voci che prossimamente andremo ad approfondire e nel prossimo articolo tratteremo gli ultimi due tab proposti dalla modalità “Expert” di Slic3r e cioè “Filament settings” e “Printer settings” insieme ad una descrizione dei tasti del tab “Plater” che si attiveranno solo dopo aver caricato un file con estensione conpatibile .

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criptex

criptex …

criptex

Ci è stato richiesto più volte il link. Lo trovate di seguito  🙂

special thanks to Thingiverse 🙂

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Slic3r … uno slicer gratuito per le stampanti 3d

Slic3r … prima parte

Abbiamo già descritto, in modo molto approssimativo, qual’è il compito degli slicers, cioè quei software che trasformano i nostri disegni tridimensionali nei movimenti delle stampanti 3d. Uno di questi è Slic3r sviluppato da Alessandro Ranelluci , gratuito e molto apprezzato per le possibili personalizzazioni in fase di slicing. Proprio per le molte impostazioni personalizzabili disponibili in Slic3r l’argomento verrà descritto in più articoli. Iniziamo con la prima operazione di configurazione proposta da Slic3r al momento del primo avvio
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ovviamente qui la scelta è obbligata e nello step successivo Slic3r ci chiede con che firmware è equipaggiata la nostra scheda e ci propone i più diffusi tra le possibili scelte
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subito dopo possiamo impostare l’area e la forma del nostro piatto di stampa
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a seguire il diamtro del nozzle che useremo per i nostri lavori
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il diametro del filamento utilizzato
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e la temperatura di default al quale dovrà arrivare l’hotend durante la fase di stampa
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stessa cosa per il bed nel caso ne avessimo uno riscaldato.
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Dopo aver confermato e terminato la configurazione iniziale di Slic3r ci verrà proposta un interfaccia essenziale e pulita con dei menù relativamente intuitivi.
Il primo tab di Slic3r ci permette tramite il tasto “Add” di aggiungere il file da stampare e una volta caricato verranno abilitati anche i pulsanti per rimuoverlo/i, per risistemare i files sul piatto,aggiungere o sottrarre una copia del file, ruotarlo, aumentarne o ridurne le dimensioni, separare oggetti multipli contenuti in un singolo file, tagliare un oggetto ed un tasto per cambiare altre impostazioni che vedremo in un secondo momento.
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Nel secondo tab iniziamo a mettere mano ai veri e propri parametri di stampa iniziando dallo spessore che dovranno avere i layers, i perimetri e le due superfici inferiore e superiore. Potremo impostare anche la percentuale con cui il pezzo verrà riempito e il motivo del riempimento ed anche il disegno. Vi è poi la parte per la gestione dei supporti e del raft e quella relativa alla velocità di stampa dei perimetri, del riempimento e di spostamento. Per ultime le impostazioni del brim e della compensazione XY.
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Nel tab successivo di Slic3r potremo modificare le impostazioni relative all’estrusione e quindi il diametro del filamento utilizzato ed il suo moltiplicatore, le temperature di estrusione e quelle del bed per il primo layer e quelle dei successivi, opzione molto utile per aumentare l’adesione iniziale della stampa.
slic3r
Nell’ultimo tab ritroviamo praticamente le impostazioni iniziali di Slic3r con in più una sezione riguardante la retraction ed una dove possiamo inserire del G-code personalizzato ad inizio e fine stampa.
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Configurando questi parametri di Slic3r per la nostra stampante 3d, potremo migliorare sensibilimente e visibilmente il risultato delle nostre stampe ma per chi non fosse ancora soddisfatto, nei prossimi giorni tratteremo anche la configurazione in modalità “Expert” di Slic3r….si perchè questa è quella “Simple”

slic3r

 

download Slic3r qui

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estrusori wade e bowden

estrusori wade e bowden

Molto spesso chi si appresta a costruire una stampante da zero o a modificarne una viene preso dal dubbio su quale tipo di estrusore adottare e la scelta si pone tra estrusori wade e bowden.

estrusori wade e bowden
estrusori wade e bowden
Vediamo insieme le varie tipologie di estrusori wade e bowden e le loro caratteristiche principali.
Prima di tutto specifichiamo che per entrambe i tipi esistono sia con demoltiplica che direct drive. Cosa differenzia queste due tecnologie? La prima, abbastanza intuitiva, sta ad indicare che il vero e proprio pezzo meccanico, hobbed bolt, che fa si che il filamento estrusori wade e bowdenvenga spinto all’interno dell’hotend, non riceva il moto direttamente, ma attraverso appunto una demoltiplica composta da un piccolo pignone ed una corona dentata (vedi prima immagine). Il principale vantaggio di un estrusore a trazione indiretta è la precisione con cui viene spinto il filamento nell’hotend .
Questa caratteristica è dovuta dal fatto che utilizzando motori stepper, cioè motori che di fatto si muovono a piccoli scatti e che devono “spingere” il filamento in modo costante e preciso, grazie alla demoltiplica possono girare più velocemente ed in questo modo minimizzare l’effetto dovuto proprio al tipico movimento dei motori stepper. Questa peculiarità viene molto apprezzata da chi ad esempio stampa utilizzando filamenti “morbidi” come la gomma e da chi, pur lavorando a discrete velocità di stampa, non rinuncia ad un buon livello di precisione per il risultato finale del pezzo. Per questo tipo di estrusore esistono due varianti di ingranaggi, quelli a denti piani e quelli a denti elicoidali preferibili ai primi in quanto diminuiscono molto l’effetto backlash che si crea soprattutto quando il filamento viene ritirato durante le fasi di stampa. Di contro un estrusore indiretto ha sicuramente le dimensioni ed il peso, caratteristica importante nel caso di un wade.
Vediamo ora le caratteristiche di un estrusore mosso tramite direct drive. Come suggerisce la denominazione, la spinta impressa al filamento è data da un pignone godronato collegato direttamente estrusori wade e bowdenall’albero del motore stepper e dalla pressione di un cuscinetto che ce lo spinge contro. In questo modo il motore stepper dovrà girare più lentamente per poter garantire la giusta quantità di filamento estruso ma proprio per la sua caratteristica descritta prima, il suo movimento non sarà regolare ma appunto a piccoli passi. Questa caratteristica, oltre a non permettere una buona coppia motrice, fa si che la “regolarità” con cui viene spinto il filamento nell’hotend sia inferiore rispetto ad una estrusione fatta in modo indiretto.
Per limitare questo problema si tende ad adottare pignoni godronati con il diametro ed il numero di denti, o ali, maggiore possibile in quanto la velocità di rotazione del motore, a parità di quantità di filamento estruso, dovrà essere maggiore rispetto ad un pignone più piccolo. Il vantaggio principale di un estrusore direct drive è dato dalla semplicità di costruzione e dalle sue dimensioni in quanto molto contenute.
Torniamo ora al dubbio wade o bowden. La sostanziale differenza tra i due estrusori wade e bowden riguarda la loro collocazione nella stampante. Nel primo caso, il wade, è direttamente collegato all’hotend e quindi montato sul carrello, nel secondo, bowden,  è delocalizzato in un altra zona della stampante ed il filamento arriva all’hotend passando attraverso una guaina, dal cui inventore prende il nome, in genere di teflon.
Il principale svantaggio di un estrusore wade, sia esso diretto o meno, è dato proprio dal fatto che è montato sul carrello e quindi il suo peso influenza i movimenti dello stesso nelle varie accelerazioni e decelerazioni aumentandone l’inerzia, dalla sua parte invece abbiamo che tutta l’energia trasmessa al filamento viene utilizzata per spingere quest’ultimo con maggiore pressione nell’hotend.
Nel caso del bowden invece, l’aspetto negativo riguarda lo spreco di energia dovuto appunto alla distanza con l’hotend in quanto una parte della spinta che il filamento riceve dall’estrusore si perde proprio lungo la guaina. Di contro, ci permette di alleggerire il carrello permettendoci stampe molto più veloci ed allo stesso tempo relativamente precise.estrusori wade e bowden

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Ancora su Google Sketchup

Proseguiamo con un altro articolo sull’utilizzo di Google Sketchup.

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Nelle pagine precedenti abbiamo visto come possiamo iniziare ad utilizzare alcuni utili strumenti di Google Sketchup per dare una forma tridimensionale alle nostre idee.
Una volta ottenuto il modello tridimensionale del nostro oggetto e dando per scontato che siamo felici possessori di una stampante 3d il passo successivo è sicuramente quello di vederlo realizzato. Google Sketchup, nativamente, non produce files compatibili con gli slicers ma files con estensione skp. Esistono però vari plugin, disponibili gratuitamente nel web, che permettono di esportare ed importare i files dei nostri progetti in formato stl. Dopo aver scaricato il o i plugin copiamoli nella directory “Plugin” dell’istallazione di Google Sketchup (es. C:\Program Files\Google\Google Sketchup\Plugins\…). Riavviamo l’applicazione e a seconda di quale Plugin avremo installato troveremo la possibilità di esportare in formato stl il nostro progetto o sotto il menù “file” o sotto il menù “strumenti”. Normalmente i plugin per esportare in stl offrono alcune scelte riguardo l’unità di misura e la modalità di esportazione del file, nel nostro caso scegliamo “millimetri” e lasciamo “Binary” come STL Type.
google sketchup
Il file ottenuto rappresenta il nostro oggetto ed è pronto per essere dato in pasto allo slicer. Può capitare che durante la fase di slicing, il software ci avvisi di un problema del tipo “l’oggetto non è manifold”; questo messaggio ci dice praticamente che le facce del nostro solido non sono chiuse e dobbiamo ricorrere ad un altro software per individuare e correggere il problema. Uno di questi è “netfabb” disponibile sia in versione gratuita (basic) che direttamente online. Personalmente mi trovo bene con la versione disponibile online, dove basta effettuare l’upload del nostro file per ottenere gratuitamente e velocemente la versione dello stesso corretta e pronta per essere stampata.
E se invece dovessimo importare in Google Sketchup un file stl per poterlo modificare a nostro piacimento? Dal Menù file potremo importare il nostro stl selezionando l’opzione “Stereolithography File Importer (*.stl)” dalla finestra di dialogo relativa appunto alla funzione di importazione dei file.
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google sketchup .. continuiamo

Continuiamo a parlare di google sketchup

Nello scorso articolo abbiamo visto alcuni strumenti di google sketchup e come effettuare delle impostazioni del software in base alle nostre aspettative ed esigenze.
Torniamo a parlare di google sketchup esaminando le potenzialità di altri strumenti messi a disposizione dal software e approfondendo meglio quelli già trattati.
Immaginiamo di dover creare alcuni pezzi che dovranno poi essere uniti ad altri con dei semplici bulloni, ad esempio un gancio per sorreggere delle pinze da attaccare ad un pannello con due bulloni o viti. Iniziamo disegnando una forma che ci soddisfa ad esempio quella nell’immagine seguente, con spessore 5mm per garantire una discreta robustezza al pezzo.

google sketchup
Disegnamo la parte sulla quale vogliamo che poggeranno le nostre pinze ed con lo strumento Spingi/tira diamogli 10mm di spessore.

google sketchupOra supponiamo che il nostro pannello sia predisposto per ospitare viti con passo m3 e tutti i fori sono distanti tra loro 20mm.
Per fare un bel lavoro non dovremo fare altro che decidere dove posizionare i fori sul nostro pezzo e per esempio li collocheremo in verticale lungo l’asse mediano del supporto ad una distanza di 20mm il centro dell’uno dal centro dell’altro e visto che le viti da utilizzare hanno il diametro di 3mm faremo i fori di poco più di 3mm.  Come fare i fori? Sempre con lo strumento Spingi/tira di google sketchup, vediamo in che modo. Disegniamo due cerchi di diametro 3,2mm i cui centri sono a 20mm come nell’immagine seguente
google sketchup
Ora, con lo strumento Spingi/tira posizioniamoci all’interno dei due cerchi precedentemente disegnati e abbassiamo la superficie di 5mm, ricordate? il nostro pezzo è spesso 5mm.
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et voilà, abbiamo appena creato due fori adatti ad ospitare le due viti m3 utilizzando lo strumento Spingi/tira di google sketchup.
E se ci fossimo sbagliati? Se la distanza tra i buchi non fosse di 20mm ma di 25mm? Dobbiamo rifare tutto? No, in questo caso ci viene in aiuto lo strumento Sposta, basterà posizionarlo sulle due circonferenze del foro selezionate assieme tramite il classico tasto shift e spostarle in alto di 5mm, il software ci suggerirà lungo quale dei tre assi le stiamo spostando aiutandoci quindi nel corretto riposizionamento.
google sketchup
Ora vediamo un altro utile strumento che ci permette di regolare in modo molto preciso l’inclinazione di una parete di un oggetto da noi disegnato. Il nostro obiettivo è realizzare un portacellulare da tavolo con la “spalliera” inclinata. Disegnamo quella che sarà la seziona laterale del porta cellulare come nella figura che segue
google sketchup
selezioniamo, sempre con il classico shift i quattro lati di quella che sarà la “spalliera” del nostro portacellulare da tavolo e poi con lo strumento Ruota posizioniamoci su uno dei due vertici della base minore della stessa, selezionandolo. Andiamo sull’altro e selezioniamo anche questo. Ora spostando il goniometro, che ci indica l’utilizzo dello strumento Ruota, possiamo inclinare a nostro piacimento la figura selezionata, ad esempio di 15°
google sketchup
facciamo attenzione, se guardiamo bene la base della nostra “spalliera” noteremo il vertice che abbiamo spostato, si è “portato dietro” il punto di congiunzione della linea orrizzontale
google sketchup
Non che, in questo caso, crei problemi ma è sicuramente un imperfezione che va corretta, quindi semplicemente tiriamo una linea dal vertice che ha fatto da perno alla rotazione fino all’estremità posteriore del porta cellulare e cancelliamo le linee interne inutili
google sketchup
con lo strumento Spingi/tira diamo volume al nostro oggetto
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e se volessimo personalizzare il nostro oggetto ad esempio con il nome della nostra attività? Lo strumento “Testo 3D” ci consente di scrivere, posizionare, scegliere il carattere, la profondità o spessore della nostra scritta.
google sketchup
Altri suggerimenti nei prossimi articoli.

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google sketchup

Breve guida a google Sketchup free

Abbiamo già accennato, in un altro articolo, ai vari software che ci consentono di creare i nostri oggetti da stampare in 3d, oggi approfondiremo la conoscenza di google sketchup, quello che uso più spesso per la sua semplicità ed intuitività d’uso. Cerchiamo sul web il download del setup e procediamo all’istallazione lasciando tutto di default. Se siamo giunti su questa pagina è perchè siamo interessati alle stampanti 3d e anche perchè vogliamo creare noi i nostri oggetti, non solo scaricare i modelli già pronti disponibili sul web e in questo caso sappiamo già che la nostra area di stampa massima è quella della superficie del bed e allo stesso modo conosciamo sia la larghezza che l’altezza massima utilizzabile. Supponiamo, per comodità, di avere una stampante con il classico 20x20x20 cm. Alla prima apertura di google sketchup ci verrà proposto l’utilizzo di una semplice ma utile guida oppure se vogliamo direttamente scegliere un template da utilizzare per i nostri progetti. Io consiglio di utilizzare quello semplice in metri.

google sketchup
Apparirà poi un piano cartesiano evidenziato dalla presenza dei tre assi in verde, blu e rosso con un immagine di una persona.
Con lo strumento freccia della barra in alto selezioniamo la persona costruendogli un rettangolo attorno e cancelliamola.
google sketchup
Ora andiamo su Finestra->Informazioni modello->Unità e cambiamo l’unità di lunghezza in millimetri
google sketchup A questo punto salviamo con il nome che preferiamo il nostro template dal menù File->Salva come template ed lasciamo evidenziato il flag per impostarlo come predefinito. Dal menù Visualizza scegliamo Set grande strumenti e togliamo quello Per iniziare. Inseriamo anche Viste, Standard e Stili.
Ora siamo pronti a creare la nostra prima figura in 3d con google sketchup. Nella barra degli strumenti troveremo alcune forme già impostate, un quadrato, un cerchio ed un triangolo. Useremo il cerchio, per creare un esagono sul piano, modificando il numero dei lati in basso a destra.

google sketchup

Impostiamo poi le dimensioni del raggio dell’esagono o nella finestra di dialogo in basso a destra o manualmente tramite il mouse e selezionando poi lo strumento Spingi/tira facciamo “crescere” il nostro esagono di 10 o 20 millimetri.

google sketchup

Potremmo aver creato la base ad esempio di un perno con incastro a stella e testa esagonale applicando alle altre geometrie disponibili questi semplici istruzioni.google sketchup
Supponiamo ora di voler creare con google sketchup una sfera, niente di più facile, prendiamo dalla barra di google sketchup lo strumento arco e disegniamo appunto un arco unendone dopo i due punti aperti. Disegniamogli sotto un cerchio con il centro coincidente con l’inizio dell’arco
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con lo strumento seguimi possiamo creare la nostra sfera. Selezioniamo l’arco e ruotiamolo lungo la circonferenza del cerchio che poi andremo a rimuovere.
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con lo stesso metodo è possibile disegnare un cono utilizzando un triangolo al posto dell’arco o una semisfera utilizzando un arco simmetrico.
Lo strumento seguimi è utilizzabile per molte altre esigenze, vediamo un altro esempio. Disegniamo  un cerchio dal cui centro facciamo partire una linea spezzata che però segue i tre assi cartesiani.
google sketchup
selezioniamo, con lo strumento seguimi, il cerchio e seguiamo la spezzata
google sketchup
la stessa cosa possiamo farla con le altre forme geometriche di default
google sketchup
per ora ci fermiamo qui, a breve proseguirò con altri piccoli approfondimenti su google sketchup.

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Ottimizzare le nostre stampe

Ottimizzare le nostre stampe

Ottimizzare le nostre stampe
Cosa dobbiamo fare per ottimizzare le nostre nostre stampe? Prima di tutto scegliere … scegliere tra la  qualità del risultato finale e il tempo di produzione del pezzo.
Si perchè le due cose sono strettamente legate e direttamente proporzionali, cioè all’aumentare della qualità richiesta per il nostro pezzo avremo un aumento del tempo di stampa ed il perchè è facile da capire. Sappiamo già che le nostre stampanti 3d lavorano depositando il materiale estruso layer su layer e supponiamo di dover fare il solito cubetto di 20mm per ciascuna delle tre dimensioni.
Se ad esempio impostiamo che il nostro layer height, l’altezza dello strato depositato ad ogni passaggio, sarà di 0.2mm vuol dire che la stampante depositerà 100 layers da 0.2mm per arrivare ai richiesti 20mm di altezza (lungo l’asse Z) ed otterremo un pezzo in cui i 100 strati depositati saranno ben visibili e ben percepibili al tatto. Se impostassimo invece un layer height di 0,1mm i layers da depositare diventerebbero 200 con il conseguente raddoppiamento del tempo di stampa ma con una qualità decisamente superiore visto il dimezzarsi dello spessore del singolo layer. Quindi la prima cosa da fare è scegliere come vogliamo ottimizzare le nostre stampe, se in funzione della qualità o della velocità di produzione.
Ora vediamo come ottimizzare le nostre stampe agendo anche su altri fattori e per farlo partiamo dalla base, anzi … dal bed. Condizione essenziale per una buona stampa è il corretto allineamento del bed rispetto all’hotend.
Procediamo quindi ad un periodico controllo dell’allineamento e ripristiniamolo nel caso fosse non perfetto. Qui un articolo che ci spiega come migliorare la stabilità e le prestazioni del bed.
Preoccupiamoci ora dell’adesione del primo strato che il nostro hotend andrà a “spalmare” sul bed e a seconda dell’esigenza potremo migliorare l’adesione usando lacca per capelli, nastro kapton, strato di colla vinilica spennellato prima o quello con cui ci troviamo meglio e ovviamente in funzione del materiale da stampare impostiamo, quando possibile, la temperatura del bed che ricordo come esempio, nel caso dell’ABS deve essere tra i 90° e i 110°.
E’ un fattore molto importante quello dell’adesione del primo layer in quanto influenza il risultato di tutta la stampa e visto che costituisce la base del nostro pezzo si tende in genere a farlo un pò più alto degli altri, ad esempio se imposto la layer height a 0,1mm la first layer height è consigliabile metterla almeno a 0,20mm e anche di più. E’ inoltre buona norma rallentare la velocità del primo layer ed aumentarne di pochi gradi la temperatura di estrusione per garantire una migliore adesione del materiale al bed.
Impostiamo poi la corretta temperature di estrusione per i restanti layers e per trovare qual’è possiamo rifarci all’articolo  stampare alla giusta temperatura.

Ottimizzare le nostre stampe
Determinante ai fini del risultato per ottimizzare le nostre stampe, è la velocità di stampa, anzi probabilmente è il caso di parlare “delle” velocità di stampa. Si perchè la maggior parte degli slicers offrono queste interessanti possibilità di ottimizzazione permettendo di impostare velocità diverse in funzione della parte del pezzo da stampare. Ad esempio potremo rallentare la velocità dei perimetri esterni per migliorarne la finitura, aumentare quella con cui verrà creato il riempimento del pezzo, variare quella di spostamento tra un punto e l’altro del pezzo e altre velocità ancora. Nel 90% dei casi, mantenendo velocità basse il risultato sarà di bell’aspetto e con le caratteristiche di robustezza decise dalla densità di riempimento impostata nel parametro infill. A proposito della robustezza del pezzo stampato, la maggior parte degli slicers, oltre ad offrire la possibilità di scegliere la densità del riempimento del pezzo, offrono anche la scelta del disegno del riempimento(pattern). Ad esempio se dobbiamo stampare un pezzo sottoposto a stress meccanico il mio consiglio è quello di scegliere un disegno interno a linee incrociate e con coefficiente di riempimento abbastanza elevato, dal 30%-40% in su. Se invece stiamo stampando un oggetto molto regolare e non sottoposto a stress meccanico la percentuale può essere ridotta anche al 15%-20%.
Altro dato che dobbiamo conoscere ed impostare correttamente per ottimizzare le nostre stampe è il diametro preciso del filamento che vogliamo usare; il modo più veloce per fare ciò è quello di misurare, con un calibro ventesimale, l’effettivo diametro del filamento in più punti abbastanza distanti tra di loro e di inserire il loro valore medio nelle impostazioni dello slicer. Questa operazione permette allo slicer di gestire con maggior precisione la quantità di filamento estruso in funzione anche dei passi impostati nel firmware relativi al motore dell’estrusore . Altro parametro fondamentale per ottimizzare le nostre stampe è la retraction. Questo parametro regola la lunghezza e la velocità con cui il filamento viene ritirato indietro dall’estrusore durante gli spostamenti dell’hotend tra una zona e l’altra del pezzo impedendo al filamento all’interno del nozzle di colare, per gravità, sul pezzo stesso. Qui i valori da impostare dipendono dal tipo di estrusore, dal tipo di hotend, dal tipo di filamento, dalla temperatura di stampa e da altre cose ancora e quindi non esiste uno standard consigliabile, la cosa migliore è quella di procedere facendo dei test di stampa per trovare i valori corretti per ottimizzare le nostre stampe. Altri parametri impostabili in funzione del pezzo da stampare sono il brim, lo skirt, il raft e la generazione dei supporti. Il brim permette di ottimizzare le nostre stampe creando un bordo attaccato alla base del nostro pezzo, ingrandendo di fatto la base di adesione dello stesso. E’ un opzione selezionabile ed possibile impostarne l’ampiezza, io generalmente utilizzo tra i 6mm e i 10mm in funzione del pezzo e del materiale da stampare.

Ottimizzare le nostre stampe
Lo skirt, se attivato, fa si che la stampa vera e propria inizi dopo la creazione di un perimetro attorno al pezzo permettendo così il corretto caricamento del filamento dell’hotend. Il raft è un supporto che lo slicer disegna sotto la base del pezzo da stampare, più largo del pezzo ma con una dentistà di riempimento minore per permetterne successivamente una facile rimozione. Il suo scopo è sempre quello di migliorare l’adesione al bed ed è generalmente possibile impostarne le dimensioni, lo spessore ed altre variabili ancora. La generazione dei supporti è un opzione simile al raft, la cui differenza consiste principalmente nel fatto che il supporto verrà creato solo sotto l’eventuale parte a sbalzo della base del pezzo o all’interno del pezzo stesso se necessario. Immaginiamo una scalinata i cui gradini, a parte il primo in basso, non poggiano da nessuna parte. Con una stampante FDM il primo layer del secondo gradino verrebbe stampato “sul nulla” e di conseguenza il filamento colerebbe verso il basso. Abilitando la generazione dei supporti viene creato una specie di raft li dove serve. E’ normalmente possibile decidere dove applicare i supporti e cioè per le parti non appoggiate al piano o ovunque nel caso di pezzi che abbiano parti elevate e a sbalzo. Molti altri sono i parametri che ci permettono di ottimizzare le nostre stampe al meglio, alcuni sono relativi al firmware, ad esempio le accelerazioni, altri fortemente dipendenti dagli slicers, il mio consiglio per ottenere una buona stampa è quello di fare molte prove, variando ogni volta di poco i parametri e annotandosi i cambiamenti per meglio evidenziare cosa questi comportano sulla qualità di stampa del nostro pezzo.

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